Locanda del Drago Etereo

Discussione in 'Archades' iniziata da blackorigin, 2 Settembre 2017.

  1. blackorigin

    blackorigin Utente attivo

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    Qui è abilitato l'utilizzo del GdR.
    In suddetta sezione si può fare di tutto, dalle aste ai semplici commerci tra cittadini, da una semplice bevuta ad una rissa da bar. Si può discutere di qualsiasi argomento, preferibilmente del towny, raccontando storie agli ascoltatori, cantando e ballando, discutendo di argomenti futili o importanti.
    Questa discussione è accessibile a tutti, forestieri o cittadini di Archades, gente di qualsiasi rango e condizione sociale.
    Unica regola: GdR
     
  2. _MrDusty_

    _MrDusty_ Utente

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    Cos'è quel chiarore che sbiadisce l'oscurità notturna...?


    Ah, delle abitazioni, degli artigiani... Una città.


    Finalmente il mio lungo viaggio ha trovato riposo...


    Devo sbrigarmi a trovare un posto dove poter riposare qualche ora le mie vecchie gambe e magari fare un pasto decente, come da molto non accade...


    ...


    ...


    Oste, accetta queste monete, ultime tra tutte quelle che possedevo, come pagamento per il cibo servitomi. Provengono da una città la cui origine ed esistenza è nascosta a molti, ma che vive nei pensieri e nelle memorie di coloro che vi hanno vissuto.


    Se dunque la curiosità ed il luccichio di codeste monete portano la vostra mente a seguire la mia storia, allora io ve la racconterò! Non sia mai che un vecchio viaggiatore d'altri tempi e mondi neghi di raccontare la propria avventura a chi ha orecchie per comprenderla.


    Quindi, presta attenzione, perchè non sempre il mondo in cui viviamo è stato così come lo vedi ora.


    L'antica città nacque grazie agli sforzi di un essere che aveva accumulato molte ricchezze. Esperto nell'arte del razziare ma incapace al comando, subito trovo due assistenti che lo aiutassero a governare e insieme crearono quella che era conosciuta come la Città Antica. Inseparabili come fratelli, i tre esploravano le terre sconosciute, affrontando bestie di altri mondi e banditi spietati.


    Numerose furono le battaglie combattute; gli assalti alle città più piccole insieme ai Prodi Compagni delle Terre Sante, l'infiltrazione nella capitale grazie alla magia oscura degli Stregoni, assoldati dai Guerrieri del Fuoco, che permetteva al capo dei Guerrieri e ai suoi seguaci di sparire dalla percezione umana... Non mancarono inoltre le guerre interne alla Città stessa, causate dai dissapori dei sottoposti ai danni dei Tre.


    Poi i tempi cambiarono, i tre amici maturarono come sovrani e svilupparono passioni e attitudini differenti; ognuno intraprese la sua strada, sperando in fondo al proprio animo che gli altri due avrebbero portato avanti quella che era la loro vera e propria prima avventura, la Città Antica.


    Purtroppo tutti e tre sbagliarono e non volle molto prima che la città stessa venne avvolta dal sonno eterno; ma qualcosa successe.


    Coloro che abitavano nella città erano molto partecipi anche alla vita del governo, da cui poterono trarre insegnamenti e lezioni sul governo stesso. La città ormai prossima alla completa distruzione spinse i cittadini ad abbandonarla, portandoli a disperdersi nel mondo, come un fungo sparge le sue spore per permettere a nuove vite di nascere.


    Molti sono convinti di aver visto l’ ultimo dei Tre Fratelli vagare nel nostro mondo, come uno spettro che osserva e giudica, aiutando coloro che meritano aiuto, quasi a voler ricreare la sintonia che aveva con i due fratelli mancanti…


    La frattura che le Forme Celesti crearono nel nostro mondo, cancellando ogni forma di civiltà e obbligando i pochi rimasti a ripartire da zero, spezzò ogni legame rimasto tra i cittadini fuggiti dalla Città Antica, ma ognuno di loro ricordava dove erano nati e da dove provenivano.


    Ma ormai quegli uomini non camminano più su queste terre da molto, tranne uno, che continua a cercare di istituire un regno come quello da cui è stato creato, plasmato nel sapere di chi più in alto di lui.


    Io lo so, io l’ho visto, l’uomo che unisce ciò che il potere divide e che regna come un tempo.


    E voi, uomini e donne, che vi siete fermati ad ascoltare o origliare la mia storia, che vi sollazzate in questa locanda aspettando con pigrizia l’alba del giorno a venire, sappiate che quando i residui della Città Antica si incontreranno nuovamente, dando la vita a una nuova città, allora i Tre Fratelli potranno liberare il loro spirito dalle catene di questo mondo e forse, alla fine, tornare insieme.


    Sono un viaggiatore, e come tale conosco bene queste terre.


    Molti anni fa vi ho combattuto


    Molti anni fa ho difeso le mie terre insieme a validi guerrieri


    Molti anni fa governavo come il re di questa locanda, come il re di Archades.


    Continuerò a viaggiare, perché solo così sarò sicuro che la speranza vivrà in me. Viaggio alla ricerca dei miei due fratelli ormai persi, alla ricerca di quella passione che avevamo noi della Città Antica.


    Cerco coloro che servirono me e i miei fratelli in quello che fu un mondo di altri tempi, coloro che addestrai a succedermi, coloro che non mi hanno dimenticato e da cui, come promesso, sono tornato.


    Ora, per favore, lasciatemi ripartire, perché penso che il viaggio di questo vecchio uomo sia quasi giunto al termine…
    Le ombre celano una torre, ultimo ricordo di quella città che ho cresciuto... Penso che vi tornerò a cercare pace per la mia anima...
     
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  3. Bigga

    Bigga Utente attivo

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    Noto con piacere che il GDR si fa strada su Minecraft, vi lascio alla lettura di questo piccolo brano, creato imitando la chat di un gioco di ruolo.
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    Una notte di tempesta, la pioggia che si infrange prepotente su un tetto dalle due falde, il vento che impatta violento contro un' insegna lignea dalla scritta lacerata ove una A si espone egoista alle intemperie, il cielo oscuro illuminato da squarci di luce... le strade sono spoglie, non vi è abitante né animale, né carretto delle merci o venditore di alimenti, la città è silenziosa, un tonante silenzio, rotto da tuoni funesti; ma un uomo avanza lentamente per quelle vie deserte...

    <Sospinge lievemente l'uscio, una mera porticella in abete, inchiodata con il ferro al terreno e tenuta stretta ai muri con cardini di metallo arrugginito>

    Il mantello nero come la notte lasciato morbido sul corpo, un cappuccio sopra il capo per nascondere un viso etereo, due guanti lisci e corvini alle mani mortali, una cinghia di cuoio per sorreggere i sopraffini panni, due stivali alti a metà gamba per falciare la terra.

    <Discende una breve rampa di scalini, scricchiolanti anche sotto il più leggero dei passi, fino a giungere ad un pavimento rozzo ed una stanza grezza e sporca>

    La locanda è composta da un unico ambiente, ove tavoli, sedie, bancone e palco sono interamente fatti da un tipo di legno alla vista poco lavorato e di scarsa qualità.
    Attaccati alle pareti, alcuni candelabri a due bracci sostengono candele di cera gialla infuocate che rendono poca luce quanto basta per non essere al buio.
    Opposto alle scale, vi è il bancone ove un'oste, dalla bellezza poco raffinata, serve quel poco che il luogo di ristoro ha da offrire.
    I clienti del locale sono ben adatti all'atmosfera: poveri lavoratori, avventurieri sventurati, gente di poco valore morale.
    Urla, schiamazzi o solo voci confuse dominano la scena, fin quando, entrato l'ignoto personaggio dai vestiti così raffinati che stonano con l'ambiente attorno, non vi è capo che non gli rivolge sguardo.

    <Continuando a camminare a passi lenti e leggeri, osserva con circospezione quei tanti che lo scrutano con aria dubbiosa, quindi si dirige ad un tavolo libero all'angolo del locale e siede comodamente su una sedia lì vicino stante>

    Nonostante la scarsa illuminazione, l'occhio si adegua bene all'ambiente, permettendo infine una vista ottimale: l'aria è cupa e polverosa e l'inconfondibile odore di sidro si mischia a quello di sudore in un tripudio olfattivo disgustoso.

    <Con il capo abbassato, e la vista persa nel vuoto, con un cenno richiama l'attenzione l'oste dietro al bancone, una donna in età matura, e quando nota di avere la sua completa disponibilità, senza alzare gli occhi, emette una sol fiatata che risuona in tutta la locanda> "Un bicchiere di vino rosso, se lo avete, grazie"

    Udita tal voce, l'oste si mette all'opera: prende un bicchiere da birra, poiché da vino non ve ne sono, e vi versa dentro un liquido rossastro contenuto in una bottiglia dal vetro scheggiato, fa per afferrarlo per potarlo al cliente.

    <Allunga una mano, disponendola in posizione di accoglimento, le dita verso l'esterno> "Non è necessario vi sforziate a giungere a me accanto, faccio da solo" <Così dicendo, senza muover arto, posa gli occhi sul bicchiere ed esso prende a muoversi per poi, in un repentino attimo, essere nella mano destra del misterioso individuo, senza che una goccia di liquido sia stata versata>

    A tale accadimento, molti si ammutoliscono, limitandosi ad osservare l'oscuro figuro, altri borbottano parole, molti ancora si alzano dalla propria sedia, pronti a scappar se necessario.
    L'oste è invece caduta a terra, svenuta per la paura.

    <Alza la testa, guarda prima uno poi un altro cliente, e nel suo viso ombreggiato dal cappuccio, si disegna un flebile sorriso> "Gentili signori, non abbiate timor di me, chi è preoccupato, rilassi le membra, chi pensa di fare qualcosa di avventato, si riguardi, chi è curioso, faccia pure, è sintomo di intelligenza. Sono solo un ambasciatore di passaggio per queste terre, non dovete temere"

    L'atmosfera è rigida e la tensione si può tagliare a fil di lama, dal silenzio attonito si erge una voce tremante "Chi - chi siete voi?"

    <Si solleva, scostando la sedia un po a lato, poi, con un movimento lento e gentile, porta le mani alla testa e abbassa il cappuccio, liberando un viso giovane, dai fini lineamenti e la pelle chiara come la luna, una chioma di lisci capelli neri e due occhi grandi e furbi del colore della giada che puntano ora verso colui che ha parlato, come se, in mezzo alla gran folla, l'avesse già individuato> Voi, che avete parlato, non credo sia doveroso farvi conoscere la mia identità, in quanto essa sarà resa nota solo al vostro Re, per cui sono giunto fin qui. In cambio, vi racconterò una storia, una storia che narra del luogo da qui provengo, quindi, voi tutti, sedete sulle vostre spalliere e allietatevi>

    Forse per il timore, altrimenti per curiosità, casomai perché costretti da un misterioso potere, tutto fecero come detto dall'uomo ignoto.

    <Prende la sua sedia e la posa davanti al tavolo, in modo da star di fronte a tutti quanti, compie un breve respiro, stirando l'addome, e comincia poi a parlare>


    "Mie cari ascoltatori, vogliate porre attenzione alle parole che ora pronuncerò.

    Provengo da un antico mondo, nato nella notte dei tempi, da due divinità il cui nome sarebbe delitto pronunciare in questo luogo.
    Quivi nacque prima l'uomo, cosciente ed intelligente, che vi creò un grande regno, ma poi esso si divise in tre minori, ed io provengo dal più grande e luminoso, e là nacqui e crescetti , in una fiorente città che di lettera F comincia il nome, ma che non andrò oltre a pronunciare.
    Lì vi sono tanti come me, e tanti altri diversi da me, e ci sono re e regine, di ogni razza e bandiera.
    Ma sempre il male cova rancore, ed è per questo che sono qui.

    Grazie per avermi ascoltato, ora devo proprio andare."

    <Muove il capo al soffitto, socchiude gli occhi e pronuncia parole arcane, poi scompare in un vortice di vento, senza lasciar traccia alcuna>

    La locanda è avvolta da un silenzio agghiacciante, nessuno osa emettere fiato, mentre una nuvola di polvere costeggia il bancone.
    L'oste si risveglia vedendo, al posto dell'uomo seduto, il bicchiere di vino riempito di monete, abbastanza per pagar la bevanda.

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    Spero la lettura sia stata piacevole.
     
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